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Saturday, 1 December 2012

Cronache dal nulla: una visita al Missouri. Terra' e liberta'.


La Manhattan di New York, la grande mela, la conoscono tutti.
La Manhattan di Kansas City, detta la piccola mela, non la conosce nessuno, e per dire la verita’ non ci tenevo a conoscerla nemmeno io.
Ma com’e’ come non e’, eccomi qua a Kansas City (che non e’ in Kansas ma in Missouri), ed e' la citta’ dell’ “OrnitologoCharlie Parker.
2 giorni fa ho preso una macchina lasciato St.Louis e attraversato il Missouri.
Uscito dell’aeroporto, presto la civilizzazione e’ scomparsa, lasciando il posto al vuoto.
C’e’ una lunga strada che attraversa il niente. Ai lati di questa strada si vedono un sacco di cartelli ma e’ chiaro che sono li’ per la strada e non viceversa. 
Molti cartelli sono pompe di benzina (la benzina qua e’ 0.92 €/L….ma gli americani con me dicono che qualche anno fa era molto piu’ economica). 
Oltre quei cartelli c’e’ il vuoto. Sonoin the middle of nowhere” come dicono gli indigeni, o “dunni lu Signuri persi li scarpi”, come dicono gli autoctoni Siciliani.
Scende la sera, le machine si fanno piu’ rade, tra un uscita autostradale e la successiva possono intercorrere diverse miglia.
Si vedono solo I fari della macchina che illuminano una porzione di niente, una pianura fin dove arriva l'occhio.
Penso che sia un paesaggio a cui non sono abituato: il niente.
In Europa tutto e’ uno  costruito sopra qualcosa che e’ gia’ esistito. Consci di cio’ si e’ obligati a costruire in maniera da integrare cio’ che e’ stato per non infastidirlo.
Qui, invece e’ tutto spazio libero. Nonostante cio’, le citta’ sembrano volere appropiarsi di un passato che non e' il loro. Saluto le uscite per Cuba, Eureka, Salem, Vienna (tutte in Missouri).
A st.Luois c'e' il Gateway Arch perche' questa una volta era la porta del west. Chi arrivava qua si lanciava alla conquista di un pezzo di terra verso il  miglio quadrato di speranza che avrebbe dato la liberta' dai padroni.
A Cuba (Missouri) prendo un pezzo della Route 66, oramai una vecchia statale usata pochissimo, visto che in questo punto corre parallela all’autostrada a 4 corsie.
La Route 66 mette tristezza. Penso a “Furore”, penso a quei contadini che dopo avere coltivato il suddetto miglio quadrato, guadagnato con la corsa all’ovest, avevano sfruttato e impoverito le coltivazione che oramai non producevano che polvere.
La Route 66 indicava dove migrare, verso la California, inseguiti dalla Dust Bowl (vedi foto) e dalla fame della grande depressione. Verso il mare della California.
Perche’ e’ vero che questa terra e’ da riempire e lascia liberi di fare cio’ che si vuole.
Eppure la liberta’ inebria e non conosce limiti, nemmeno quello che dice che sfruttare un giardino senza cambiare cultura lo trasforma in un campo dove cresce solo la polvere (causa dei dust bowl). 
La notte non e’ fredda, abbiamo mangiato in un ranch un bufalo, la camaro rossa sfreccia rumorosa bevendo benzina come niente(lo so e’ una macchina da tamarri, ma ve l’ho detto, la liberta’ inebria e induce a fare cazzate).
E poi lasciando St.Louis s’e’ passati dalla cerebrale “Road to Nowheredei talking Heads, a “Going Nowhere” di Elliot Smith. Poi, una volta nella piana, solo Radio Redneck 101  ad ispirare la parte piu’ bovara della mia anima.
Inizio a capire questo posto, la liberta' che ispira, immagino che i prossimi post potrebbero avere l’odore del tobacco da masticare, con lunghe descrizioni della lenta vita bucolica che scorre all'insegna dell’elegia del west.

Poi, parlando con un indigeno (inteso come cowboy, non come indiano), mi dice che lui si sveglia ogni mattina alle 5.
Immediatamente ricalcolo le mie priorita' e accelero verso l’aeroporto di Kansas City, che si torni nella Manhattan vera, l’unica che noi fighetti metropolitani riconosciamo.
Tornero' a Central Park, a fare cio’ che piu’ mi aggrada: leggere, chiedermi che fine fanno le anatre di Central Park quando tutto ghiaccia. Mangiare al Thailandese, dove in questo peirodo fanno un ottima anatra all’arancia (localmente cresciuta).

Sunday, 14 October 2012

Chiedi chi erano i Leningrad Cowboy

Mi si chiede cosa ne pensi del premio Nobel per la Pace datto all'Unione Europea.

Qualche sera fa ero ad un falo' e si parlava del piu' e del meno.
Si parlava di canzoni meteore degli anni 80. Mi venne in mente "99 Luftballons".
La Cinese del gruppo mi guardo' stupita.
Raccontai di questa canzone tedesca che raccontava una storia strana
Raccontava di 99 palloncini rossi che si libravano in volo e prendevano una strana forma nel cielo, che veniva scambiata dai militari come una minaccia.
99 jet militari si levavano e non capendo cosa si trovassero davanti e sentendosi provocati, spararono per primi.
Allora 99 ministri della guerra, ordinavano l'attacco...

L'ultima strofa della canzone recitava: 
"99 anni di guerra
Non lascia posto per i vincitori
Non ci sono più ministri, né jet.
Oggi mi faccio i fatti miei
Vedo il mondo in giacere rovina
Ho trovato un palloncino
Penso a te e lo lascio volar via
."

Quando finii di raccontare si fece silenzio.
La ragazza mi guardo' stranita come il bambino della canzone di Guccini e disse: "mi piaccion le fiabe, raccontane altre".
Non aveva idea di cosa stessi parlando.
Pur avendo la stessa eta' non aveva idea di cosa fosse stata la guerra fredda.
Pensava avessi parlato di un evento antico di dopo la guerra.
La canzone era dell'84: solo 28 anni fa.

Cosa penso dell'Unione Europea?
Penso che mentre oggi sembrare normale andare in giro con una carta d'identita' per l'Europa e i populitsti hanno buon gioco a rappresentare l'Europa come un maestro stupido e pedante mettendo in risalto il tempo speso dal parlamento per regolamentare la lunghezza delle zucchine, o a trasportare documenti per le sessioni del parlamento europeo tra Bruxelles e Strasburgo. 
Si, e' vero, purtroppo l'Europa e' anche questo, ma e' anche un idea per cui s'e' deciso di investire sorpassando gli interessi nazionali, provando a parlare con voce unica, per esprimere nuove idee, per dare alternative  a chi non vuole seguire solo l'idea americana o quella cinese.
Un luogo dove si po' provare a immaginare un altrol futuro per il pianeta.

Certo, e' ancora un cammino lungo rallentato ostacoli e interessi contrari.
Pero' pensoi che solo 68 anni fa gli stati europei si scannavano l'un l'altro.
Oggi si pensa di dare piu' poteri al parlamento europeo (a parita' considerate che
il Galles ha perso la sua indipendenza nel 1282, e' ancora ci sono movimenti indipendentisti).

L'Europa e' un gran posto.
Chi ha vissuto la guerra fredda sa cosa significa vivere fra due blocchi, senza poter esprimere una voce differente da chi spinge a investire in nuovi armamenti anche a rischio di affamare il popolo.
Ci vuole una terza via.
Oltre a chi balla "Go West" con le "vai verso occidente, la terra promessa" ma cantata sulle note dell'inni Sovietico.
Oltre i Cowboy Leningrad
Oppure un pezzo dei Leningrad Cowboy, che erano dell'Occidente.
Finlandesi:  me li fece conoscere la mia Finnica Ex.
Il gruppo del regista Aki Kaurismäki metteva in scena (e in burla) tutta la retorica dell' regime d'oltrecortina.
La mia ex mi fece anche vedere tutti i film di Aki Kaurismäki in Suomi (lingua finlandese).
In lingua originale, coi sottotitoli in tedesco.
Tutto questo non sarebbe mai accaduto, se non ci fosse stato Europa unita. Visto che culo?

Altri post che parlano d'Europa 1, 2, 3.

Thursday, 19 July 2012

Let's dance to Joy Division...

Nel 1977 moriva Elvis e nascevamo io e il punk (ma le 3 cose, che io sappia, non sono correlate).    
Io e il movimento punk ci proponevamo di fare tabula rasa di tutto cio’ che c’era stato prima del nostro avvento. 
I punk erano nichilisti, io mi divertivo a distruggere le cose che mi mettevano intorno, masticavo giocattoli, distruggevo deprecabili soprmibili e cosi via.  
Qualche anno dopo mi insegnarono a usare il giradischi.  
Il giradischi per un bambino e' un oggetto affascinante. Se avete meno di 30 anni non sapete cosa significhi prendere il disco in Gommalacca o vinile, depositarlo al centro del piatto alineando il pippiolino, passarvi sopra un panno di velluto mentre il disco gira, portare la testina, al punto esatto e farla scendere delicatamente tra le tracce.  
Sembra preistoria ma fino agli anni 90 si faceva cosi'.  
Da piccolo mi perdevo a guardare i dischi. 
Mi piacevano le copertine dei dischi che, essendo allorapiccolino, mi sembravano enormi.  
Ricordo ancora alcune di esse: i capelli arruffati di Bob Dylan, i capelli arruffati di Rino Gaetano, i capelli arruffati di Frank Zappa. 
Ma copertina che preferivo rappresentava delle line nervosa tracciate su uno sfondo nero: "Unknown pleasure" dei Joy division. 
Ora io so che quel tracciato rappresenta il tracciato di una stella morente e so che il grafico ha perfettamente senso perche’ il momento in cui una stella raggiunge la massima luminosita’ coincide con la sua esplosione, che era l'esatta metafora della parabola di Ian Curtis, il cantante dei Joy Division che si sarebbe suicidato nel 1979. 
Oggi so anche che i Joy division prendono il nome da Casa di bambola. In quell testo quell nome si riferiva alla baracca dove venivano mandate le prigioniere ebree costrette a prostituirsi con un cinico riferimento alla gioia in mezz alla piu’ desolante disperazione.  
So anche che i Joy division hanno continuato come “New Order” che hanno raggiunto il successo, ma a me quelle musicchicchie cacchie hanno sempre fatto venire in mente la frase di Guccini: “qualcuno è andato per formarsi, chi per seguire la ragione, chi perchè stanco di giocare, bere il vino, sputtanarsi ed è una morte un po' peggiore”.  
Ma tutto questo lo seppi dopo.  
Io allora non lo sapevo. Sapevo solo che mi piaceva quel disco nero, e mi piaceva quel tizio che cantava con una voce tutta storta. 
Pensavo che quel tizio si impegnasse proprio tanto per seguire la melodia della canzone, ma che proprio non ci riusciva e ne veniva fuori una voce senza modulazione.  
Io, non sapevo chi la cantasse o cosa dicesse, sapevo solo che tentava a fare una cosa e non ci riusciva...e che la musica mi metteva allegria e tristezza al tempo istesso.
Allegria. Tristezza. Joy Division.  
Qualche settimana fa la Disney, accettando un disegno proposto da un disegnatore, senza capire cosa rappresentasse. 
Ha messo in vendita una maglietta di Mickey Mouse ispirata ai Joy Division (anche se da li’ a poco il negozio avrebbe ritirato la maglietta).  
Vederla m'ha scucito un sorriso. Allegria Topolino e Depressione Curtis insieme. M'ha ricordato questa canzone dei Wombat che diceva:  
“Balliamo sui Joy Division, celebriamo l’ironia, tutto va male ma siamo cosi’ felici 
Balliamo sui Joy Division, innalziamo i calici, perche' tutto puo' andare a finire male, ma siamo cosi' felici.”
Quindi ho pensato che, tutto sommato, fosse un ottima  filosofia di vita, ed ho iniziato a guardare il mio futuro con un senso di giocondo ma rassicurante pessimismo.

Thursday, 5 July 2012

Cronache del Dopobarba*

Lascio un commento su un blog amico. La pagina web mi chiede di dimostrare di non essere un robot scrivendo qualcosa in una finestrella.  
Svogliato digito: “portami tua sorella”. Mi mette davanti un altro codice da decriptare.  
Ultimamente tra piattaforme scomparse, foto dei vecchi post che svaniscono e commenti sempre piu’ difficili da fare non e’ un bel momento per i blog. Che poi a volte rimane da chiedersi se ci sia mai stato davvero un bel momento per i blog.
Vi ricordate come inizio’ tutto? 
Era solo il 2007 ma sembra un secolo: in Italia tutti parlavano di Second LifeLe istituzioni buttavano soldi reali per mettere dei palazzi virtuali su Second Life: il comune, la provincia, il governo. 
Quando tutti (tranne io e qualche altro) ebbero il proprio omino, si resero conto che, al di la’ di andare in giro la prima volta, non e’ che questa seconda vita servisse a tanto: troppo simile alla vita reale per essere interessante, troppo distante dalla vita reale per non preferire una sera fuori. Quella era anche l’epoca dei blog.  
Tutti a giocare ad esser scrittori, tutti interessati a vedere com’era il mondo descrito con le parole degli altri. 
Ci fu un periodo in cui tutti i libri erano scritti da blogger e pefino un sito inutile come questo blog, ricevevano 200 visite giornaliere (anche se il 50% del traffico si basava sulle poppe della Canalis). 
Ma i blog avevano un problema: richiedevano cura e tempo forse, ma non ne sono sicuro a 100%, una minima capacita’ di scrittura. 
La nuova frontiera, consistette nell’ allestire delle vetrine piene di dati personali, foto etc. In poche parole, arrivava l’era di Facebook.
Capisco la fascinazione della gente. Se seleziono 100 foto con cura, anche io sembro uno che fa una vita spettacolare, faccio cose, vedo gente etc. perche’ nella vita sono poche le pagine importanti, il resto, fa volume e a saperle selezionare si puo’ far credere quel che si vuole.
Pero’ noi siamo la somma di quelle pagine, mica solo quelle che mostriamo a degli amici. Amici? la maggiorparte dei contatti sono amicizie che s'erano perdute, ca cui abbiamo deciso di daredare un altra possibilita’.
Ho perfino sentito dire che i datori di lavoro reperiscono cosi’ informazioni su chi assumere. La cosa un po’ mi spaventa: un datore di lavoro cercasse il mio nome su Fb, non mi troverebbe, ma troverebbe un mio omonimo che annovera tra i suoi film preferiti: Montecarlo Gran casino’....poi mi chiedo come mai la mia carriera non procede velocemente come vorrei.  
...e la riflessione torna davanti a quel cursore, punto interrogativo pulsante di una domanda inevasa. Come dimostrare che non sono un robot? Il pensiero umano puo’ essere imitato, le foto, le esperienze vissute non dimostrano niente. Rinuncio, chiudo gli occhi e mi addormo, nella tela scura posso immaginare cio’ che voglio. 
Prima di dare il comando all’inconscio mi chiedo se sia l capacita’ di sognare che rende diversa una vita automatica e robotica, da una vita reale...poi quando mi addormo sogno di pecore elettriche.

* Il titolo fa riferimento a questo libro qua e al suo grande autore.

Saturday, 30 June 2012

Perche’ dobbiamo chiedere scusa ai tedeschi: di come poche teste di minchia riescono a rovinare sempre tutto


I tedeschi sono un popolo fiero, pragmatico, organizzato ed efficiante. Sara’ una frase banale, ma dopo avere vissuto 5 anni in Germania, ho acquisito il diritto di dirlo con coscienza.
Il tedesco, anche per un suo substrato culturale di stampo luterano, e’ fermamente convinto che se seguira’ a compiere con fede le azioni che crede giuste, sara’  infine ripagato dei suoi sforzi.
L’Italiano e’ l’esatto contrario: ha un enorme potenziale ma tende a galleggiare sempre un po’ al di sotto della media,  eppure quand’e’ il momento giusto, riesce a fare delle azioni cosi’ incredibili da stupire tutto il mondo. 
Io ho fatto il dottorato a Dresda, Germania Est.
Sabine mi racconto' che quando la Volkswagen arrivo’ agli stabilimenti dove producevano le Trabant nel 1990, presero i macchinari ancora in funzione e li misero in un museo.
Poi gli operai giovani vennero istruiti su come  usare i macchinari di nuova generazione  prodotti nella Germania Ovest. Il padre di Sabine e molti altri, operai piu' anziani invece, vennero prepensionati.
Cio’ creo’ frustazione negli operai letteralmente buttati fuori dai posti di lavoro, ma anche un po’ nei tedeschi dell’Ovest che decisero di cambiare con un valore di 1:1 i marchi dell’est, accollandosi  la differenza tra le due valute.
Il risultato dei loro sforzi pago’ molti anni dopo, con le due Germanie, finalmente riunite a costituire il motore dell'Europa dove la ricchezza reale viene prodotta.
I tedeschi avevano fatto dele scelte dolorose e programmato il ripianamento di 50 anni di differenza accumulate fra le due Germanie fino ad esserne ripagati con un economia solida come quella attuale. 

Io sogno ancora che qualcuno vada nell’Italia del sud e investa seriamente in infrastrutture economiche creando vera occupazione e tagliando tutti i posti inutili che anni di politica assistenziale han creato per gente senza merito e capacita’.
Per questo motivo io rispetto i tedeschi, anche la Merkel che con la sua lentezza e i suoi salvataggi all’ultimo minuto fa ingenti danni per tutti (tenere la Grecia in sospeso per mesi accresce i debiti togliendo fiducia al mercato).  Eppure per una certa visione economico-culturale e' impossibile elargire i soldi finche’ il ricevente non abbia capito il loro vero valore e quanto costi meritarseli.

E’ quasi una punizione, ma va dato atto loro che alcune democrazie non danno garanzie: per esempio i governi Berlusconi hanno distribuito i soldi pubblici senza un progetto per la crescita e favorendo i soliti amici di amici (confindustria prima non si lamentava) contribuendo alla rovina economica del paese (vedo grafico sulla crescita del debito Italiano).
Il popolo italiano e quelo tedesco sono due popoli opposti e per questo, in qualche maniera, hanno bisogno gli uni degli altri, essendo complementari.
Entrambi con dei pregi spettacolari e dei difetti giganteschi.
Stranamente il calcio sembra mettere in evidenza tutto cio’: la Germania ha saputo programmare il vivaio ed e’ negli ultimi anni e’ sempre ai primi posti.
Ha creato una squadra fortissima che contiene al suo interno elementi perfettamente integrati di tutte le maggiori comunita’ di emigrati (polacchi, turchi, Iraniani). Gli italiani di seconda generazione preferiscono giocare nell’Italia, ma questa e’ un altra storia.

L’Italia non ha una seria programmazione giovanile, ma in qualche modo riesce sempre ad affrontare i tornei al massimo del suo potenziale (Lippi2 a parte). Son contento che Balotelli abbia contribuito al successo. Non male per uno che due anni fa, secondo la legge non era italiano (non sarebbe ora di smetterla con questa legge assurda e dare diritti ha chi e’ nato in Italia o chi vi paga le tasse da anni?).
Quando Italia-Germania si scontrano vengono sempre fuori delle bellissime partite. Lo sosterrei, anche se avessimo perso.
I tedeschi una volta, prima delle partite prendevano i giro gli italiani con accostamenti di dubbio gusto sulle copertine dei giornali. Li faceva impazzire la nostra opposta filosofia di vita, ma il calcio e' bello perche' non sempre chi merita, alla fine vince le partite.
Questa volta lo hanno fatto molto meno, segno che le sconfitte hanno insegnato  che il rispetto dell’avversario passa anche da queste cose.

Pensavo questo l’altra sera al pub, vedendo la partita indossando la mia maglietta azzurra vicino a un tavolo pieno di studenti con le maglie della nazionale tedesca.
Quando abbiamo vinto, nonostante avessi voluto esultare e fare gesti dell’ombrello a 360 gradi, ho coperto la maglietta con una felpa e sono uscito dal pub senza dire niente, rispettando la loro tristezza.
Tornando a casa pensavo che siamo due grandi popoli, con molte differenze e molti aspetti comuni. 
Scuola, assistenza medica e stato sociale sono parte di un nucleo di valori comuni che sono la base comune di molti stati d’Europa. Al contrario di altri posti come Inghilterra e USA dove trasporto, istruzione e spese mediche sono state privatizzate rendendole accessibili solo ai pochi ricchi che se lo possono permettere.
Trovo davvero offensivo che quelli che hanno messo l’Italia in questa situazione oggi facciano finta di niente parlando come se niente fosse di uscita dell’Euro e ostentando una volta di piu' ignoranza e razzismo. Esempi come: 123456 sono gli ultimi rigurgiti di un passato che verra’ spazzato via dalle nuove generazioni Europee, giovani di tutti i colori che credono negli stessi valori.

Scusate se ultimamente trascuro il blog ma ultimamente sono spesso fuori: ieri ero in Irlanda, domani in Scozia fino a mercoledi'. Appena decido che lavoro fare da grandi vi dico di piu' di tutti questi colloqui.

Sunday, 20 May 2012

La marmellata

Quand’ero piccolo, c’era una bambina nel palazzo di fronte. Si chiamava Gemma. Aveva un viso tondo e dei capelli a caschetto, diverse salopette di identica foggia e diverso colore.
Si giocava a biglie, a palla o con le bici con cui salivamo la collina, per vedere cosa ci fosse dall’altro lato.
Ed una volta arrivati in cima alla collina, stanchi per la corsa con le bici, si giocava.
A quei tempi, eravamo piccoli, non e’ che si sapesse bene la differenza tra maschietti e femminucce.
L’unica diversita’ che ricordo d’aver notato allora era che per spianare il circuito per le biglie, si usavano le ragazze, ma perche’ erano piu’ leggere e, forse, col culo piu’ rotondo.
Quando vivevo in Germania c’era questa ragazza che aveva dei lunghissimi capelli neri e degli occhi azzurri troppo profondi, che non capivi mai cosa pensasse.
Non l’ho quasi mai vista ridere e certamente, davanti a me, non ha mai pianto.
A volte pensavo che, anche quando eravamo soli, lei era la’; ma la sua mente era da qualche altra parte.
Solo che se poi andavamo da qualche parte, la sua mente non era mica la’.
Era un po' nel suo mondo, che non era il mio, e l'avevo capito.
Visto che non c'era sovrapposizione, mi chiedevo se almeno i nostri mondi si toccassero.

Poi ricordo una sera. Io guardavo una fontana, con l’acqua che s’era congelata lasciando delle sculture di ghiaccio.
Lei mi tiro’ una palla di neve gigantesca. Forse il gesto piu’ romantico avesse mai fatto. Ne ridemmo a lungo.
La mia compagna ora e’ lontana.
Ha degli occhi grandi e neri, che e’ facile leggere. Perche’ sono i miei stessi occhi.
Mentre la guardo penso a come verranno un giorno i nostri bambini.
Coi capelli ricci come i suoi, o lisci come i miei. Se piangeranno tanto come faceva lei da piccola, o se dormiranno tanto come me, che mia mamma dice che non e’ sicuro che poi mi sia poi mai svegliato davvero.
A me non importa, basta che siano felici.
Mi piace pensare a cio’ che ci potrebbe capitare fra qualche anno.
Io non so se Gemma sia cresciuta e si sia trasformata in una donna o se la ragazza tedesca abbia trovato qualcuno con cui dividere il suo mondo.
Nei miei pensieri sono rimaste la’: Gemma corre ancora felice fischiando via felice. Peggy tira palle di neve e ride di me.
Ed io guardo il futuro.
So che tutto cio che siamo stati, ci rende cio’ che siamo e influenza cio’ che faremo.
E poi mi addormento e penso a tutte le cose belle che mi sono capitate in vita.
E salgo sulla collina con la bici, ma questa volta non corro, salgo piano che i bambini, con le rotelle vanno piano. E infine giungiamo sulla cima della collina e guardiamo cosa c’e’ coi bambini che guardano avanti ed io che guardo indietro, ammirando come siamo arrivati fin lassu’.

Sunday, 26 February 2012

Mai Piu'.

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Singore disse: "Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti". 

Immagino che gli animali non siano stati contenti di dover morire per colpa dell'uomo.
Dopo il diluvio c'era il problema di capire se le acque si fossero ritirate.
Noe' mando il corvo, col compito di capire se ci fosse della terraferma.
Il corvo andava, ma non trovando dove poggiarsi tornava all'arca.
Una volta, decise di rischiare, allungo il giro, volo' piu' lontano nella speranza di trovare un posto dove le acque si fossero ritirate; un luogo dove fosse possibile prendere terra e riposare le ali stanche.
Non lo trovo'. Mori' sfinito nell'impresa.

Passarono i giorni, Noe' mando' una colomba, la situazione ambientale era cambiata e la colomba torno' con un ramoscello di ulivo: la terra era riemersa.
Da allora la colomba fu vista come amica dell'umanita', mentre il corvo nero venne maledetto.
In scienza c'e' un test che fa capire quanto un animale abbia coscienza di se stesso.
Consiste nel mettere un animale davanti a uno specchio con una macchia sul viso.
Se cerchera' di pulire lo specchio, non avra' capito il concetto di riflessione, se invece ha coscienza del se, si pulira il viso.
I corvi sono degli animali che hanno questa capacita', che, nell'uomo, inizia a comparire attorno ai 18 mesi.
I corvi sanno tanto, decidono con coscienza, spesso sono malvisti e maledetti.
Tutto questo per dire che io, ultimamente, mi sento un po' corvo. 

Friday, 27 January 2012

Stub-Born This Way.


Ho portato il computer dall’uomo della mela.
Quando ha preso il numero di serie e’ rimasto sbalordito di trovarsi davanti un Macbook del 2006. Effetivamente ne e' passato di tempo, da quando lo comprai coi soldi del dottorato.
Il melomane (nel senso dell' appassionato di mela) lo chiama  modello vintage (io invece chiamo sua sorella con altri nomi), mi dice che non esistono piu’ pezzi di ricambio.
Alla fine si scopre che il problema non e' nel computer ma nella batteria, comprata 10 mesi fa. Il computer e' come nuovo. 
Ed io ne son contento, non solo perche' avevo temuto la spesa, ma sopratutto perche' avevo temuto la perdita di un ogetto che, nel bene e nel male mi ha accompagnato attraverso 4 case in 4 paesi, qualche storia e tante avventure. 
Per fortuna che certe cose nascono cosi’, e cosi' vivono: dure e pure.
Un altro oggetto cosi' e' Woodstock, la mia vespa.
Quando mio fratello lo porto’ alla revisione il meccanico diceva di mandarlo sulla pedana a massima velocita’.
Mio fratello disse che gia’ lo era, Il meccanico certifico’ la velocita’ massima di 40 km/h.
Il tempo e’ passato e la vespa e’ ancora la’, non so quanti km abbia fatto perche’ nella versione Pk dell'82 non c’era contakilometri o il tachimetro.
Ma se non si sa lo spazio, si sa quanto tempo ha fatto, e la qualita' del tempo con cui ha accompagnato la mia famiglia.
Certe cose sono sempre presenti al nostro fianco.
Mio zio aveva un vecchio trattore Massey Ferguson
E diceva che prima o poi, quando si sarebbe rotto, avrebbe comprato un trattore Lamborghini, e ne parlava come se si trattasse di una fuoriserie.
Pero' poi aggiungeva, solo quando il vecchio sarebbe stato troppo malandato e incapace di accompagnarlo.
...e io ho questo ricordo dello zio Pippino, con la pelle scura, un cappello di paglia, la salopette, che va col suo trattore sulla collina.
Una decina di anni fa lo zio e' morto, i suoi figli, poco avvezzi alla campagna hanno venduto tutto.
So che il vecchio trattore lo accompagnava ancora fino all'ultimo giorno, fin dove ha potuto.
A volte ci attacchiamo alle cose.
Non per il capitale che valgono, ma per il capitale di storia che rappresentano. 
Come se metterle via rappresentasse metter via una parte della nostra storia, o come gli innamorati delusi che tolgono di mezzo i regali per essere sicuri di dimenticare di essere stati felici; o come quelli che si illudono che non cambiando niente, il tempo ci sfiori e rallenti fino a quasi fermarsi, per farci rivevere un po' piu' a lungo un momento in cui siamo stati felici.

Thursday, 12 January 2012

Beati coloro che hanno sete di giustizia perche' saranno giustiziati.

Ci sono alcune tradizioni che si ripetono di anno in anno.
Una di queste vuole che io abbia la febbre prima di Natale.
Questa tradizione risale a 3-4 anni fa quando ho notato che un bel febbrone mi dava privilege incredibili quali: incremento del tasso di coccolosita’ di gente che mi vuole bene, la possibilita’ di evitare parenti, sopratutti quelli con bimbi piccoli e frignanti a seguito e infine la "campanella del potere".

Dicesi la campanella del potere, quella campanella che nella mia famiglia viene data a chi, essendo malato, puo’ avere bisongo di chiamare aiuto.
Siccome da grandi poteri vengono grandi repsonsabilita’ (Spider man et al.) va da se che io ho sempre abusato di questo potere per i miei biechi scopi: “mamma, sto male, mi spremi della arance (ma poi filtrale che mi danno fastidio i semini), mamma mi friggi delle patatine, un uovo, un uovo di dodo etc.”

Quest’anno, invece, la tradizione non si e’ ripetuta: infatti, tornando a casa ho trovato mio fratello a letto con la febbre.
Ovviamente non si puo’ essere malati in due: visto che sarebbe come mettere due gesu’ bambini nel presepe.
Cosi’ quest’anno non ho potuto fare le mie solite vacanze rilassose e s’e’ perduta una bella tradizione.
 
Un altra tradizione che s’e’ rotta e’ quella delle giocate a carte.
Serate di rara noiosita’ da scansare come la peste. Il gioco fa male alla salute (spesso queste sedute avvengono in case di villeggiatura riscaldate male).
Quest’anno m’e’ toccata andare dai miei amici a giocare. S’e’ giocato a Cucu’.
E’ un gioco con le carte siciliane in cui ogni giocatore ha 3 vite, una volta uscito, si puo’ rientrare se si induce qualcuno a parlare, prendendo la vita dello sciagurato che rispose.
Ora, niente da eccepire, ma ho passato una serata con i miei amici che non vedevo da Aprile a non ho potuto parlare con nessuno. Poi sarei io quello asociale.
...e cosi' s’e’ rotta un altra bella tradizione.


Un altra tradizione Italiana che s’e’ rotta e’ quella della mancanza dei controlli fiscali per una forma di rispetto, sui ricchi che ostentano la ricchezza.
Una parte della destra ignorante crede nella storiella che chi e’ piu’ ricco investe di piu’ e quindi crea lavoro e rende tutti piu’ ricchi.
Questa storiella per gli allocchi e’ alla base delle politiche dei Repubblicani americani che tagliano le tasse per le classi piu’ ricche, convinti di fare un favore al paese.
In realta’ i dati mostrano come chiudere un occhio sui pratrimoni dei ricchi, porti solo a un aumento di capitali....in Svizzera.


Una volta scoperte tutte le magagne di questi che ostentano macchinoni ma dichiarano meno di me, e’ venuta fuori la storia che questi non sono evasori ma poveracci che fanno i debiti per fare le vacanze.
Ora, questo pensiero invece di ottenere pieta' dalla parte piu’ empatica della mia coscienza, ne ha scatenato i peggiori istinti giustizialisti: non e’ stata forse causata, tutta questa crisi perche’ qualcuno s’era messo a giocare con la carta di credito approfittando delle banche che non controllavano le reali capacita’ di chi riceveva prestiti?


Io non dico di riprendere quell’antica tradizione di esporre i cadaveri a piazzale Loreto, ma almeno un po’ di calci in culo darebbe a chi, come mia madre, che stava preparandosi per andare in pensione e invece ora deve ancora lavorare per 5 anni, un minimo di soddisfazione.
Detto questo, volevo fare del populismo sugli stipend schifosi dei parlamentari e del fatto che un mio amico non puo’ mandare un application a un lavoro dell’Unione europea perche’ pur avendo 8 anni di esperienza non li puo’ dimostrare, non essendo mai stato messo in regola dal commercialista.
Ma questa e’ un altra storia, ma anche no.....e intanto la lega e i radicali votano contro l'arresto di Cosentino.

Sunday, 11 December 2011

Di come uno Scudo di indifferenza protegge dall'atmosfera prenatalizia.

Lunedi': Everything looking good when I forget my glasses
Tutto appare bello quando dimentichi gli occhiali.
Nessuno si aspetta un granche' da me, al mattino, perche' e' chiaro che ho sviluppato una capacita' incredibile di alzarmi, fare colazione, guidare sulla M4 (che tanto e' tutta dritta), entrare in laboratorio, senza svegliarmi davvero.
Eppure quando dimentico gli occhiali, non riconoscendo le persone, nel dubbio, saluto tutti.
Cosi' lunedi risulto comportarmi molto al di sopra dei canonici standard di grumpiaggine (scontrosita').
...e qulcuno lo commenta financo ad alta voce.
Certa gente dovrebbe essere puniti per l'impudenza....avessi avuto gli occhiali avrei anche potuto vedere chi era.
Mercoledi': so healthy that I am sick of it!
Mentre non c'ero il mio gruppo m'ha iscritto a una maratona a squadre in favore dell'ennesima charity.
Sotto Natale arrivano tutte queste iniziative di charities e il mio gruppo ci tiene a farle tutte: da quelle serie che raccolgono per la ricerca a quelle per associazioni che si occupano di soccorso nelle montagne del South Wales, anche se in realta' la montagna piu' alta dell'area arriva a 885 metri di massima altezza.
Questi sono pazzi co' ste charity. Mi viene da dare ragione a quelli del PMLI dove lo stato si occupa di tutto.
Questa gente si fa prendere dall'atteggiamento charitatevole del natale, anche mesi prima: c'e' che a Novembre si fa crescere i baffi per l'iniziativa chiamata "Movember" per il cancro ai testicoli, poi c'e' la barba a Dicembre o Decembeard), non voglio nemmeno sapere cosa sia Januitals.
Pero' alla fine mi faccio il mio pacco di km, tanto mi dovevo allenare comunque.
Venerdi': marketing on my mind.
Meeting con il marketing department: non devo andarci per forza, ma ci tengo ad andare.
Tre ore di dicussione: la summa massima della blablablabbologia, il compendio finale di fuffa, aria fritta ma con una dorata pastella che te la rende invitante.
Alla fine, quando si arriva ai dati importanti: le previsioni per il futuro, non si capisce mai com'e' che e' sempre uguale all'anno precedente +5%.
Ci azeccano di rado. Ed io sono li' perche' mi servono dati per rinfacciarlo, al momento giusto.
Sabato: Friday I am in love, Saturday I do not care.
Lista della spese di Natale.
Alla ricerca di oggetti che siano utili, inusuali e sopratutto che stiano in valigia.
Mi piace andare in giro: certe commesse hanno i cappelli di Babbo Natale, altre la faccia dipinta con ghirigori.
Le spese di Natale: quando tutto e' sberluccicante...
Poi per fortuna c'e' sempre una commessa che c'ha le palle girate, che c'ha la faccia stanca ed e' chiaro che ha raggiunto il limite di canzoncine natalizie, che odia Maiah Carey e la sua "All I want for Christmas is you" passata di continuo. Proabilmente  questo natale vuole solo quella cantante, ma sul rogo e quanto alle palline di Natale saprebbe lei dove metterle all'acquirente.
...e infatti io mi allontano velocemente, pero' contento, di sapere che esistono ancora persone vere e che ho dei compagni in questa impari lotta contro i sorrisi forzati, il buonismo esibito, l'inutile officiato, che caratterizzano questo Natale plastificato, incartato bene ed esposto, ma sempre piu' vuoto.