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Sunday, 23 September 2012

Vita, Liberta' e ricerca della felicita'.

...e' passato un po' di tempo senza scrivere.
Non era mai successo, dal 2006, quand'e' nato questo blog ma avevo bisogno di staccare un po'. Ora sono tornato.

Verso fine Luglio si paventava il serio rischio di dovere andare a lavorare in America.
Poi, un giorno, mentre ero gia' li' a programmare il trasloco, hanno approvato un nuovo progetto con un nuovo ruolo per me, nuove responsabilita', ancora in Galles.
Dopo tutto questo stress ho voluto staccare un attimo.
Ho pensato che se fossi andato via ora non avrei visto molte cose e mi sarei precluso molte esperienze e allora m'e' venuta piu' voglia di andare in giro a visitare le cose belle di questo paese.
Nei prossimi post vi raccontero' alcune cose.
Ma oggi volevo raccontarvi come ci son rimasto male nello scoprire, al ritorno da uno di questi viaggi, che era morto Armstrong quello che era andato sulla luna e guardando la terra aveva esclamato "what a wonderful world" =).

Nei profili psicologici degli astronauti, specie quelli che sono adibiti a missioni chiave, si prediligono i profili freddi; evitando poeti e animi artistici.
Servono persone che sanno concentrarsi sul compito senza distrasi (Armstrong dimostro' molto sangue freddo quando passo' ai comandi manuali per fare atterrare il LEM Eagle).
Eppure, nonostante quel profilo qull'uomo riusci a partorire questo pensiero: "“Mi ha improvvisamente colpito che quel minuscolo pianetino grazioso e blu fosse la Terra. Ho sollevato il pollice, ho strizzato l’occhio e il mio pollice ha cancellato l’immagine della Terra. Però non mi sono sentito un gigante. Mi sono sentito molto piccolo”.
Una sensazione difficile da immaginare, ma lasciatemi raccontarvi un altra cosa.

Avrete sentito che qualche settimana fa la missione Voyager ha compiuto 35 anni (del 77 vennero prodotte cose di ottima fattura:  le sonde Voyager, me e certi Brunelli di Montalcino).
Quando la sonda stava per lasciare il sistema solare, nel 1990, mentre sulla terra scompariva la DDR e s'archiviava quell'eta' storica, la sonda venne girata per l'ultima volta a scattare una foto verso il sistema solare.
La foto che ne risulto' e' stata chiamata Blue Pale Dot: pallido puntino blu.
La foto potra' non sembrarvi particolarmente bella, ma guardate meglio quel puntino.
Quel Pixel luminoso, sulla striatura gialla. Quel pois siamo noi, la nostra terra, quella coi panni stesi fuori e' casa mia.
Pensandoci, vi sentite forse dei giganti?

Quella foto mi fa pensare quanto sia improbabile l'ipotesi di un disegno intelligente per ognuno di noi (anche se sarebbe bello che ci fosse un disegno intelligente ovvero un mandante delle cazzate che compio ogni giorno). 
Penso che in tutto questo ci sia molto di casuale. E penso che niente e' deciso in partenza.
Nessuno parte favorito, ognuno vive la vita come viene o come meglio puo' ma senza aspettare qualcosa in cielo. Su questa terra.
E' nostro diritto e dovere rendere la nostra vita spettacolare ricercando la felicita'*.

* si lo so che Life, liberty and pursuit of happiness sono alla base di un famoso documento di autodeterminazone degli USA, ma io preferirei ricercarli in Europa, se possibile (secondo posto Asia, terzo posto Brasile; Copacabana).

Friday, 26 August 2011

Ho conosciuto l' astronauta pasticcione.

Io il primo giorno di scuola ero proprio contento.
Attorno a me gli altri bambini piangevano perche’ non volevano lasciare i genitori. Io ero contento. Forse anche per il fatto che tutti gli altri piangevano; la qual cosa ingenera allegria nel sottoscritto.


Il 5 Agosto siamo su una macchina che va verso Cape Canaveral. La mia amica russa guida, il suo ragazzo americano ascolta la musica ed io infastidisco tutti facendo notare che su quella macchina ci sono le prime 3 nazionalita’ che misero su un satellite: il Russo Sputnik, l’americano Explorer (di soli 15 cm), l’italiano San Marco. Nessuno condivide il mio entusiasmo.

Oh no, s’e’ fatto tardi, siamo gia’ nella finestra di lancio e il navigatore segna 15 km dalla spiaggia da dove assisteremo al lancio.
Invece no, perche’ la fortuna arride a coloro che dormono troppo: una barchetta e’ entrata nella zona in cui cadono i razzi (booster) a propellente solido che mandano su l’Atlas e la Nasa, anziche’ affondarla (come in realta’ meriterebbe) decide di bloccare la procedura di partenza.
Arriviamo in tempo...ed ecco che parte il razzo (video). Poderoso. Silenzioso.


Anzi no, ecco che arriva il suono, molto dopo la sua partenza.
Il suono sembra diventare piu’ forte...niente niente che sta tornando indietro? (magari ha dimenticato aperto il gas).
La procedura d’emergenza, in questi casi prevede di prendere la postura a Wile Coyote e aprire l’apposito ombrellino (foto sopra).
Minuti dopo sappiamo dalla radio che Juno e’ uscita dal razzo ed e’ partita verso Giove, dove arrivera’ fra 5 anni. Buon viaggio piccolina.


Ci dirigiamo al Centro turistico della NASA.
E’ pieno di gente. M’impressiona la navetta sovietica Vostok, me pare lo scaldabagno che avevo a Palermo, all’universita’. Ma con piu’ fili scoperti. Io non ci vorrei andare nello spazio in uno scaldabagno.
Ma anche le navette americane sono incredibilmente poco tecnologiche e strettissime.
Il Saturno 5, invece e’ un gigate disteso di 115 m.


Mi chiedo cosa pensaserro gli astronauti prima di partire, se erano coscienti dei rischi, di come si stringessero nelle loro tute pensando al fatto che fossero seduti su una tanica gigantesca di propellente.
Ancora una volta coraggio umano e tecnologia.
Il pensiero stringe il cuore. Ma anche, e parecchio, il culo.


Qualche anno fa un lunacomplottista approccio’ Buzz Aldrin chiedendogli di giurare sulla bibbia che fosse davvero stato sulla luna. Il vecchio Buzz gli mollo’ un cazzotto.
Fece bene: uomini come lui hanno rischiato la vita e visto morire colleghi. Non devono piu’ dimostrare niente a gaglioffi del genere.
Eppure vedo che nell’auditorium per incontrare gli astronauti ci saranno un centinaio di posti, mentre in nel padiglione dedicato a Star Trek sembra esserci molta piu’ gente.
A me non sembra giusto che preferiscono vedere attori piuttosto che chi ha rischiato davvero la vita. Verrebbe da prenderli a calci in culo, sti fanatici della fantascenza da paccotiglia.

Per fortuna che sono un Jedi e pertanto mi controllo.

Incontriamo Fred Gregory: uno dei primi astronauti Afroamericani.
Fece 3 missioni shuttle.
Racconta della vita nello shuttle e spiega come si va in bagno in assenza di gravita’: con le cinture di sicurezza perche’ ogni fuoriuscita di gas provocherebbe un moto nella direzione opposta e spiega anche altre cose (defecare senza gravita’ non e’ facile come sembra).
Uno da un astronauta si aspetta richiami alti e poesia. Invece Fred ci parla di bagni.


Pero’ mi ha ricordato qualcosa. Consulto gli archivi e trovo:
Fred ha fatto 3 missioni: una di queste la STS-33 avevano uno scopo segreto per il ministero della difesa americana (praticamente hanno messo un satellite spia in orbita geostazionaria* sull’URSS per ascoltare le conversazioni).
A meta’ missione esplose la toilette dello Shuttle Discovery...
Per come la vedo io, senza voler del male agli astronauti, ma chi usa la piu’ sofisticata tecnologia solo per sfruttare lo spazio per dei scopi politici cosi’ terra-terra-terrestri, il minimo che gli si possa augurare e’ che gli scoppi il cesso (che senza gravita' l'e' un bel volare di merda)....altro che quelle fandonie dei cosmonauti perduti.

* che si muove alla stessa velocita’ della rotazione terrestre e pertanto permane sulla stessa posizione rispetto alla terra.

Monday, 8 August 2011

Life, the universe and everything

Sono su uno Shuttle che fa rotta su Jupiter*.
Konstantin Ziolkovsky una volta disse: “” La terra e’ la culla dell’umanita’, ma non si puo’ vivere nella culla per sempre...ed io in questo momento lo capisco.


Vedere il lento innalzarsi di un razzo da Cape Canaveral, vedere le fiamme che bilanciano con inane sforzo la gravita’ e alla fine giungono sopra le nuvole portando su la cosa piu’ bella che l’uomo abbia mai prodotto: la sua intelligenza.
C’e’ chi vede l’eccellenza dell’uomo nell’arte o nella capacita’ dell’astrazione che si riflette nella letteratura.
Sara’ che sono nato nel mio tempo, dove il massimo dell’arte e’ una zuppa Campbell e i libri piu’ venduti parlano di cucina...


Io vedo l’affermazione dell’uomo nella sua scienza. Che porta a vedere gli elementi del microscopico e oggetti a volare nell’infinito, al di la’ di ogni astrazione letteraria.

Si, lo spazio e’ freddo e senza limite visibile, e tende a schiacciare l’uomo mostrandone la sue capacita’ limitate.
Ma il cosmonauta rappresenta qualcosa di ben piu’ grande del singolo uomo: e' la capacita’ di ideare e mettere in pratica piani, il coraggio di mettere la propria vita nelle capacita’ dei propri simili come gli ingegneri e i tecnici che costruiscono le astronavi.
E all’improvviso, non si e’ piu’ cosi’ insignificanti, nell’universo.

Guardando giu’ la terra sembra piccola e fragile...eppure cosi’ bella.
Il 96% delle specie che ha popolato la terra non esiste piu’. L’estinzione di massa e’ una regola e per quanto ci ostiniamo a dimostrare il contrario non siamo nemmeno la specie dominante sul pianeta, visto che gli insetti hanno dimostrato l’evoluzione piu’ sofisticata, colonizzando e adattandosi a tutti gli ambienti, e visto che sopravviverebbero perfino a un nostro olocausto nucleare.


Pero’ stasera questo non importa.
Perche’ sto guardando l’oceano, e il mare ha lo stesso identico canto di quel piccolo lago che chiamano Mediterraneo, e che io conoso cosi’ bene.
Sembra piu’ grande e scuro, ma ha la stessa voce, per cui che importa...
E le stelle appaiono strane, viste dall’equatore, sono tutte spostate, ma sono le solite benevole lanterne nel buio di quando giocavo da piccolo, o di quando le cercavo nel giardino, il giorno dopo la notte delle stelle cadenti, per cui che importa...quando hanno lo stesso sguardo.
La spiaggia e’ buia perche’ le tartarughe marine attraversano l’oceano per deporvi le uova.
Per ritrovare il posto dove sono nate, si orientano col campo magnetico terr
estre, una cosa che e’ molto piu’ grande di loro, e su cui non hanno nessuna influenza.
Che era li’ molto prima della loro esistenza e creava aurore boreali fin dalla notte dei tempi, quando nessuno ancora poteva vederle.
Eppure questo non disturba le tartarughe che lo usano per deporre le uova, e perpetrare il ciclo della vita.


Proprio come l’uomo, che compie prodigi e s’innalza oltre la termosfera  per capire l’universo e spesso trova solo se stesso comprendendo la sua natura.
Come me che in questo momento, davanti a un mare sonosciuto, circondato da stelle mai viste, cosciente della mia fragilita’, incuriosito da cio’ che non capisco, non mi sento fuori posto.
Affronto cio’ che viene, dando risposte a una domanda alla volta....per esempio, sulla spiaggia di
Jupiter (Florida) ho una birra fredda nella mia mano destra, ma non trovo piu’ il cavatappi che avevo in tasca fino a qualche minuto fa.



* Jupiter e’ una cittadina della Florida, e lo shuttle e’ solo un treno....ma che importa.

 

Friday, 20 August 2010

Di opposte supposte

Guardandosi in giro, l’America non da punti di riferimento ne’ proporzioni.
Le macchine sono gigantesche.
Mentre mi accompagnano mi chiedo a cosa serva tutta quella potenza se i limiti di velocita' sono spesso piu’ bassi di quelli europei.

L’accensione dell’aria condizionata congela il mio ultimo pensiero: tenere un clima polare nell'abitacolo richiede quello spreco di energia.
Cosi' ora sono circondato da pinguini e, a proposito di uccelli, mi chiedo se lo junk-food non abbia effetti sulle dimensioni del pene degli indigeni che vadano compensati con queste macchine di grosse dimensioni.

Ora, se vuoi capire in un posto e non perderti, non devi cercare guide e navigatori ma parlare coi taxisti.
Quello che m’accompagnava a Miami beach aveva senz’altro una storia interessante.
Originario del Sudan dove s’era laureato in medicina.
Aveva poi vissuto per 7 anni a Kiev con una borsa di studio prima della caduta del muro e parla di quei giorni con calore....o almeno non ne menziona il freddo.
Dopo la crisi dovuta al crollo dell’est aveva lavorato in Irlanda come dottore ed ora era taxista a Miami (non essendogli stati riconosciuti i titoli di studio).

Gli chiedo cosa pensa dell’America.
Mi dice che e’ strana: che gli ricorda la Russia pre-Glasnost.
Strade larghe a significare qualcosa (ma non dice cosa, e forse non lo sa).

Apparente liberta’ ma un invisibile controllo sulle parole  e azioni.
Mi fa un esempio: quando lavorava in Europa e la polizia ti fermava per un controllo si poteva parlare e discutere.
In Florida, dice, se ti fermano non devi scendere dalla macchina o fare gesti inconsulti o potrebbero spararti. Come in URSS.
Lui stesso dice che sono due estremi contrapposti, ma in pratica sempre una dittatura molto simile. E ci ride su.
Poi passiamo a parlare della riforma della sanita’ di Obama.

Immagino che quest’uomo sia o sia stato comunista con tanto di tessera (non c’era altro 
modo che dal Sudan potesse avere una borsa di studio per i 7 anni a Kiev).
E lo capisco da come parla delle cose, compara e ne ricorda altre nonostante le palme e il cielo blu e il mare tropicale siano quanto di piu’ lontano ci possa essere dal Dnieper gelato.
Ci salutiamo e quando scendo dal taxi gli auguri un sincero “buona fortuna”.

Che abbia trovato l’ultimo comunista d’America?
O che sia stato valutato dalla Cia in uno dei suoi piu’ riusciti travestimenti?
Erano in Russia piu’ liberi di quanto pensassimo? Sono davvero cosi’ controllati in America? E quanto siamo liberi noi che, unici in Europa, abbiamo una parziale liberta’ di stampa?
Tutto questo ragionare sui massimi sistemi mi fa sentire piccolo e incapace d’incidere la realta’.
Registro sul blog i pensieri ripromettendomi di rifletterci su quando avro’ piu’ elementi e il caldo non appiccichera’ i vestiti sulla pelle, come adesso.
Poi penso a cio’ che sono. Penso a cio’ che ho oggi.
Per esempio, ora non vorrei proprio vantarmi, ma ve l’ho mai detto che ho una macchina blu che e’ proprio piccolina?
....e voi lo sapete cosa compensi.

Wednesday, 10 September 2008

Paper tiger

Ottavio continuo' a narrare: finiti i test, giunta la sera, fu tempo di andare ad Amburgo.
Cosi’ con un gruppetto di candidati astronauti, prendemmo la S-Bahn con meta centro citta’.
Ad Amburgo c’e’  il quartiere a luci rosse detto "Reeperbahn" dietro vetrine si assiste all’immondo mercimonio delle carni, uno spettacolo degradante che offende la morale e l’etica….che bello! Ho un posto in prima fila!
Sono quasi tutte giovani e bellissime….saranno studentesse… quanto costeranno le tasse universitarie ad Amburgo? Bisogna salvarle.Adorazione degli Ottavi
Avessi un cavallo Bianco potrei irrompere nei loro pertugi….nel senso di locali di piccoli dimensioni e riscattare le principesse. Vado in giro, rinuncio: mi servirebbero troppi cavalli bianchi e non saprei cosa fare con decine di principesse e  cavalli che mi scagazzano in giro"

Queste le parole che Falloppio userebbe in questi casi (v. Amsterdam)

Gente, leggendolo penso’ che fosse un pensiero e una visione molto romantica.
In realta’ Falloppio non e’ romantico, e’ che la visione di donnine che proffergono il loro corpo in cambio di riconoscenza professionale e/o monetaria gli ricordano tanto una sua ex, il che ha ben poco a che vedere col romanticismo.
Nella piazza centrale, c'e' il municipio. Qualcuno disse che l’edificio assomigliava a quello di Bruxelles (cfr 1 & 2). L’avere pronunciato la parola Bruxelles basto' per fare provocare un temporale estivo.
Ci trovammo, pertanto in una birreria.
Si torno’ a parlare dei test. Qualcuno osservo' che l'ESA richiedeva non tanto qualcuno capace di eccellere in un tipo di test, ma qualcuno capace di fare un po' di tutto. Falloppio si senti' confortato, pensando che di certo non era stato eccelso in nessun test in particolare.
Forse perche’ di fronte alla vastita’ dello spazio un uomo deve cercare di sentirsi grande si inizio’ a parlare di cio’ che questi supereroi facevano.
Falloppio, in cui cresceva la convinzione, di essere stato selezionato per errore, cercava di controbattere ogni affermazione:
il "Male": “Io faccio paracadutismo e volo acrobatico” –
F- Io una volta sono andato a cena con una ragazza che aveva la sesta di reggiseno e un altra volta ho mangiato pollo fritto su una low cost asiatica.
il "Male": “Io faccio sub e posso raggiungere profondita’ incredibili respirando pochissimo”
F- Io, in un giorno di scirocco ho annullato il mio io su un divano, ho smesso di respirare per un giorno, poi, a sera, mio padre mi ha portato una granita.

Falloppio senti' tutta la differenza tra il volere realizzare un sogno e l'avere i requisiti per farlo.

Ottavio, allora narro': C'erano una supposta e un missile su una base di lancio.
La supposta pianse, inconsolabile, il missile la guardo' e chiese perche’ piangesse.
La supposta, alza gli occhi bagnati di pianto e disse: “Almeno tu vai in cielo”.

Ognuno ha il destino che si merita.
A proposito: il fatto che oggi circa 300 persone siano finite sul mio blog cercando di “acceleratori di particelle” mi fa subodorare che vi stiate cagando addosso (il che non e’ affatto bello).
Non perdete il prossimo numero dal titolo “histoire de 'O".
(La seconda chiave di ricerca e' "Napo Orso Capo, segue a ruota 7dwarfs"). Perche' non posso avere un accolita di erotomani come tutti gli altri?

Tuesday, 2 September 2008

Sull’uso della forza nei momenti di stitichezza mentale.

La birra analcolica e’ triste e inutile, i peruviani che suonano “Hotel California” col flauto di Pan sono la cosa piu’ triste sulla terra e se anche per voi, una lavatrice non a pieno carico e’ energeticamente sconfortante, immaginatevi cosa significhi essere su un aereo da 50 posti diretto ad Amburgo in soli due passegeri.
Sara’ per questo, sara’ che mi annoiavo, ma all’improvviso mi ritrovai accanto Ottavio, il mio amico immaginario.
Ottavio e’ un personaggione, un giorno vi raccontero’ di lui, Tolkien direbbe che le sue gesta meriterebbero di essere cantate da generazioni di bardi elfici. Ottavio spera che cio’ non avvenga mai, visto che, a suo dire, tutte le canzoni degli elfi suonano simili tra loro e, in generale, a quelle di certi Coldplay.
Fui un po’ sopreso di vederlo perche’ l’ultima volta avevamo litigato: io cercavo di fargli capire che lui era un emanazione subconscia della mia mente, lui insisteva che io altro non sono se non una manifesazione corporale del suo ego, trucco molto utile quando ci si trova nel bel mezzo di una rissa.

Arrivammo alla sala dei test, eravamo una cinquantina, io speravo di trovarmi davanti degli astronauti veri (la mia preferita e’ Lisa Caputo-Novak ma sapevo che al momento non sarebbe potuta venire).
Ci trovammo davanti 3 psicologhe, una delle quali, divenne chiaro  tutti poco dopo che conduceva degli studi sul sonno sul luogo di lavoro.
I test erano interattivi, con un touch screen, non vi posso dire niente perche’ m’hanno fatto firmare un patto col sangue....ehm...si: ha firmato anche Ottavio.
Vi posso dire che i test erano difficilissimi, piu’ che a selezionare un astronauta, li avrei creduti idonei a testare il grado di autismo. Non credo una mente umana potesse farli tutti e giusti.
Ad un certo punto, infatti, vidi che non potevo riuscire a seguirli. Allora sentii una voce dentro di me che diceva: “Usa la forza, Liuk, usa la forza”, il che significava cedere al lato inconscio e sperare.


Fu cosi’ che inserii il pilota automatico e lasciai prevalere istinto e intuizione dove prima c’era ragionamento e logica.
Ovviamente questo consentiva un gran risparmio di tempo. La mia mente, inoltre, iniziava a diffendere in bassa frequenza di onde menmoniche quest’album di Frank Zappa.


Una volta inserito il cervello automatico riuscii a fare una 20 di esercizi di fisica  a risposta multipla in meno di due minuti.
Il ragazzo alla mia sinistra era sorpreso dalla mia rapidita’. Io no, una volta avevo giocato 4 partite a  scacchi contemporaneamente ed erano finite tutte con una velocita’ incredibile.

Mi chiese, impertinente, cosa avessi risposto al quesito n.40. Siccome avevo risposto senza leggerlo, il mio inconscio si difese, attaccando: feci leva sul fatto che sapevo che lui lavorasse al CERN e risposi: “non credo che abbia tanta importanza, non credendo io alla teorie di dissipazione dei buchi neri, ritengo che il mondo verra’ distrutto tra il 10 e il 12 di Settembre quando accenderete il ciclotrone.
Poi, per non farlo sentire troppo in colpa, aggiunsi: “ma non mi dispiace affatto  avevo appuntamento col dentista a fine mese. Magari soffro meno”.
<continua fre 3-4 giorni>
Lutto: m'e' morto l'ipodio nano il giorno istesso in cui scadeva la garanzia, sara' che aveva il cuore troppo vicino al buco del culo, pero' e' stato proprio uno isgherzo di merda.

Monday, 25 August 2008

Fireflies in a Jar/ Lucciole inbarattolate

Cosi’ mi ritrovai a fare colazione all’alba, ad Amburgo, poco prima dei test per la selezione degli astronauti.
Si venne a sedere al mio tavolo un ingegnere spaziale che, per comodita’, chiameremo semplicemente “il male”.

Il male era sulla quarantina, capelli alla Big-jim e faccia da Orzoro.
Vestiva con una camicia dell’ESA con tanto di patches di missione, insomma la camicia diceva al mondo che lui era un esperto dell’ambiente. Il tutto corredato da un vestito elegante e delle scarpe costose.

Di fronte stavo io. Bambi's eyes, converse verdi come la speranza (ma anche l'Islam e la Padania), i pantaloni pieni di tasche pseudo-cartucciera comunicavano che la salvezza puo’ arrivarti da ogni dove.
...e la mia maglietta del Camerun?
Oh beh, quella ricordava ai campioni che non bisogna sottovalutare nessuno (Argentina 0 - Camerun 1).

Tra caffe’ e pane e marmellata, il "male" ci tenne a raccontarmi di essersi preparato duramente e di essere fisicamente in perfetta forma.
Anche mi ero preparato a questa selezione; peccato che durante l’ultima partita di calcio, il mio crociato
fosse partito alla volta di Gerusalemme e io ne aspettassi ancora il ritorno.
In questo round di selezione comunque, non sarebbero state giudicate le capacita’ fisiche, ma quelle psico-attitudinali.
In particolare si rischiedeve una buona memoria visiva ovviamente il "male" diceva di essersi allenato per ricordare tutto e tutti.
Io credo di avere una buona memoria visiva innata. In piu' l' allenavo andando nelle saune miste.

A questo punto il "male" si alzo' di scatto: era tempo d’andare, la sfida era lanciata.
Raccolsi la sfida, sguardo determinato, mi alzai di scatto. Mi versai addosso del caffe'.
Mi chiesi: "perche’ sono sempre cosi’ addormentato, la mattina presto?"
Mi risposi determinato (mentendo): "Sono cosi' in gamba che mi piace dare due ore di vantaggio al mondo".

Il "male" aveva gia’raggiunto il bus quando io ponderai la seguente: ieri notte, prima di dormire, mi sentivo felice. Pensavo che nelle prossime ore avrei potuto lavorare alla realizzazione di un sogno, sebbene non sapessi cosa avrei potuto trovarmi fra le mani.
Da piccolo avevo gia' provato quel tipo di felicita’.
Quella volta che, laggiu’ in Veneto, avevo scoperto le lucciole (gli insetti, non le donnine), le avevo raccolte in un barattolo e le tenevo sul comodino, nel buio della mia cameretta.
Non sapevo quanto grandi e luminose sarebbero diventate il giorno dopo, pero’ ero contento di averle accanto a me.
Mi addormentavo felice. Chissa se il "male", che sembra sapere calcolare tutto, ha mai dormito cosi’ bene.
Il giorno seguente le trovavo spente.

Non perdete il prossimo episodio sulle lucciole e Amburgo